#avrahkadabra

di Vincenzo Martone – “Pellegrino” (seconda parte)

Quel sorriso che portavo sul mio volto, sul mio petto da quel momento in poi lo potevo anche guardare, perché era al mio fianco…E già, avevamo deciso di partire insieme e viste le sue condizioni fisiche decidemmo che la cosa migliore era rallentare, e quindi cominciare a seguire il suo passo ed io a seguirla, e più camminavamo e più ci rendevamo conto che nessuno seguiva nessuno, semplicemente camminavamo uno a fianco all’altro, “ognuno con la sua testa, e mano nella mano”.

Da lì in poi il cammino è diventato una lunga passeggiata, dove l’importante non era arrivare alla meta (anche se ogni giorno ce n’è era una) ma godersi il viaggio ogni singolo istante. Santiago si avvicinava, e la sua meta era quella, io però avevo una settimana in più ed una meta più lontana, arrivare a Fisterre passando da Muxia… L’arrivo a Santiago x me fu davvero conflittuale, non provai nessun entusiasmo ( non era il mio traguardo ) al contrario tanta gioia per il rincontrare tutte le persone che avevo conosciuto lungo tutto il cammino da SJPDP fino a li. E poi c’era da raggiungere Fisterre, ed un saluto che sa di sale… Una settimana per fare una scelta, camminando sotto la pioggia galiziana dove i paesaggi, i suoni ed i profumi ricordano un po l’Irlanda . Quella era la mia meta, il cammino serviva a capire quanto fossi capace di gestire me stesso ed i miei rapporti personali con persone di altri Paesi… Sulle note di Thunderstuck degli Ac/Dc  saltavo da un pozzanghera all’altra con la compagnia di un’altro collega pellegrino… La vista dell’oceano è stata un emozione indescrivibile …Un solo pensiero mi è passato per la testa ed era “sono fiero di te Vince” un sorta di auto pacca sulla spalla … In fondo tutti quei km li avevo fatti io, insieme ad altri si , le gambe erano le mie però… Zero vesciche, zero dolori, zero medicinali e tanta consapevolezza delle proprie capacità fisiche e mentali (scoperte e riscoperte). L’arrivo a Fisterre è stato sotto la pioggia, in fondo così era cominciato tutto. Volevo però terminare il mio viaggio in altro modo, ed infatti ho aspettato il giorno dopo per fare quegli ultimi km che dal l’albergue portavano al faro.L’universo anche quel giorno stava proiettando una vera magia.Ed all’arrivo scrutando l’orizzonte guardando quel l’oceano che maestosamente si apriva davanti hai miei occhi tutto mi sembrava più chiaro, come se tutto avesse preso un senso … “I miei puntini li avevo uniti tutti, uno ad uno” … E la scelta è stata di una facilità incredibile, in fondo era tutto chiaro…Avevo bisogno di certezze per poi partire, ed ho trovato il suo sorriso per cui restare… !!!

Per tutti Voi

La nostra paura più profonda
non è di essere inadeguati.
La nostra paura più profonda,
è di essere potenti oltre ogni limite.
E’ la nostra luce, non la nostra ombra,
a spaventarci di più.
Ci domandiamo: ” Chi sono io per essere brillante, pieno di talento, favoloso? “
In realtà chi sei tu per NON esserlo?
Siamo figli di Dio.
Il nostro giocare in piccolo,
non serve al mondo.
Non c’è nulla di illuminato
nello sminuire se stessi cosicchè gli altri
non si sentano insicuri intorno a noi.
Siamo tutti nati per risplendere,
come fanno i bambini.
Siamo nati per rendere manifesta
la gloria di Dio che è dentro di noi.
Non solo in alcuni di noi:
è in ognuno di noi.
E quando permettiamo alla nostra luce
di risplendere, inconsapevolmente diamo
agli altri la possibilità di fare lo stesso.
E quando ci liberiamo dalle nostre paure,
la nostra presenza
automaticamente libera gli altri.

Marianne Williamson

ph © curtesy of Vincenzo Martone

Con Amore e gratitudine

Namastè

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