siamo una macchina perfetta

Ebbene sì, dopo il Cammino di Santiago (da SJPDP a Santiago de Compostela) e la Via Francigena (da Berceto a Radicofani) sono sempre più convinto che l’uomo sia una macchina perfetta, anche se spesso non se ne rende conto. Poi, come purtroppo succede in ogni grande fabbrica, ogni tanto la catena di montaggio sforna qualche pezzo difettoso (… e lì c’è poco da fare), ma se tutto va come da progetto ogni corpo umano è praticamente perfetto, pronto a qualsiasi sfida. Di serie abbiamo parametri “standard” che ognuno deve imparare a tarare al meglio, abbiamo bisogno di manutenzione, tanta manutenzione, e se tralasciamo anche un solo tagliando gli ingranaggi si sciupano fino a bloccarsi. Per quanto i “pigroni” scuotano la testa siamo fatti per stare in movimento, e chi si adagia a una vita sedentaria buttandosi tra le braccia del “dio divano” alla lunga finisce con l’incepparsi. Se vi guardare allo specchio immaginandovi come un mezzo meccanico sicuramente vi farete una risata ma probabilmente trovare del vero nelle mie parole. Se non si userà “carburante” di qualità la combustione sarà scadente e le prestazioni caleranno, se non si “giocherà al meccanico” con se stessi, giorno dopo giorno, finiremo in assistenza… guasti… e non c’è garanzia che tenga quando si è rotti sul serio. Abbiamo un solo motore, una sola carrozzeria, nessun pezzo di ricambio originale, solo di terze parti. Prendere coscienza dei nostri limiti è un dovere verso noi stessi, così facendo troveremo sempre il modo di superarli… ogni volta che #iomincammino sono sempre più sorpreso da ciò che realmente possiamo fare, il nostro potenziale è altissimo. Quando cammini per oltre 30km a fine giornata ogni scalino è il tuo peggior nemico… poi passa la notte, al mattino ti rialzi e ti senti come Lazzaro! Ai secondi 30km i dolori si dilatano, si spalmano in maniera omogenea, già meno offensivi. Dal terzo giorno in poi, se continui a tararti costantemente e ad analizzare ogni minima spia di allarme, il tuo fisico ti restituisce il favore. La mente si libera, i muscoli si sciolgono, le gambe camminano da sole chiedendo soltanto un po’ di carburante e qualche ora di meritato riposo. Questo almeno è ciò che è successo a me da quando ho iniziato a camminare per diletto, ho imparato ad ascoltarmi, a non tralasciare nessun dettaglio, a “giocare” con le cinghie di regolazione dello zaino per adattare continuamente l’assetto, spostando anche il minimo peso da un muscolo più sofferente ad un altro… la stessa borraccia dell’acqua cambia continuamente posizione, e deve essere sempre a portata di mano perché bere lubrifica! Durante il Cammino, oltre la metà, ho sofferto di vesciche ai mignoli ma ripensandoci ho ricordato quando “quel giorno, volli sforzare troppo in salita e a fine giornata sentii i piedi sofferenti”. Sulla Via Francigena ho tenuto l’allerta più alta e ne sono uscito indenne, piedi perfetti dopo 450km (… al mattino mettevo la vaselina e se necessario a metà giornata cambiavo il calzino), poi distrattamente ho sceso male uno scalino che mi ha infiammato un tendine e me lo sono portato dietro per tre giorni… ma anche questo è stato causa di una mia distrazione, perché “lui” (povero tendine) stava facendo il suo mestiere egregiamente. Questo giro di parole si riduce ad una frase che mi disse un pellegrino lungo la via per Santiago: “se hai un sassolino nella scarpa non aspettare, toglilo subito… sul Cammino come nella vita!

Buen Camino!

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