un anno da quel primo passo

di Gaia Pizzali – “Pellegrina”

“Ho imparato a sognare che non ero bambino, che non ero neanche metà” quante volte ho ascoltato questa canzone dei Negrita in questi giorni. Io il mio sogno l’ho realizzato l’anno scorso. È infatti passato ormai un anno dal primo passo mosso quella mattina da Leon, con una certa emozione ed incertezza m’incamminavo verso Ovest, guidata dalla freccia gialla per Santiago… e oltre!

“Carissima freccia, lungo il mio viaggio mi sono affidata a te e perduta nella tua sicurezza, semplicità e funzionalità. Per 300 km mi sono sentita coccolata e guidata, tutti i giorni ti cercavo e tu era li, come lo eri stata per milioni di pellegrini passati prima di me. A volte ti trovavo in posti strani, su di un masso, una semplice pietra o su di un palo della luce sbiadita da sole e dal tempo, a volte ti ho persa ma sempre ritrovata”

Molte volte ho cercato di mettere in parole quello che i miei occhi avevano visto e cosa il mio cuore aveva provato, ma tutte le volte che cominciavo a scrivere stracciavo il foglio. Tutte le parole mi sembravano vuote e non adatte a descriverlo. Parlare del Cammino significa parlare  di sé stessi in profondo e di tutto quello che ti ha spinto a partire. Tanti dei pensieri o problemi che hai  quando parti li perdi lungo la via, cercando di alleggerire passo dopo passo te stessa e il tuo cuore. Molti altri invece li riporti a casa con te, perché ora sei pronta ad affrontarli con un’arma in più… quella di essere “Pellegrina”.

Io e il Cammino ci siamo corteggiati per tanto tempo, fin dagli scaffali della libreria con il libro di Coehlo, e fin dall’inizio mi sono mostrata incuriosita da quel lento movimento di persone verso Santiago. Non ho però colto subito che fosse arrivato il mio momento o forse non mi sentivo pronta a un viaggio solitario… mi mancava il coraggio.

Ricordo ancora quel giorno quando mi sono iscritta alla pagina Facebook del Cammino e quando ho scritto quel post cercando una compagna di viaggio: è così che Fabio e Sara sono entrati nella mia vita. Sara è stata una splendida compagna di viaggio che mi ha supportato e molto spesso sopportato nei momenti difficoltà, mentre Fabio, Fabio è tutta un’altra storia, molto dolce e personale. È la storia di come il mio cuore indurito sia stato conquistato e di come l’amicizia sia diventato qualcosa con la “A” maiuscola.

“Il Cammino non ti dà ciò che vuoi ma quello di cui tu hai bisogno nei modi e nei tempi che lui ritiene opportuno, non importa da dove parti e la strada che hai percorso, ma soprattutto come l’hai percorsa”

… queste mi sembrano due frasi che ben fanno da sfondo al mio Cammino.

Il Cammino è una tappa della vita che ti entra dentro, ti trasforma e ti arricchisce allo stesso tempo grazie alle esperienze che fai e alle persone che incontri. Ti offre la possibilità di sperimentare un profondo senso di condivisione e di comunione che nella quotidianità si è perso a favore dell’individualismo. Molte delle persone che incontri ti sfiorano soltanto, la maggior parte li ritrovi anche dopo negli incontri post Cammino, altri invece, i pochi, gli eletti, diventano tuoi fratelli e sorelle nella vita.

È stato un viaggio all’interno del mio carattere che mi ha portato a conoscere una nuova me stessa, a far pace con il passato e ad affrontare alcune paure. È un’avventura dove il tempo non conta se non per lo stretto necessario, dove tutto si compie in modo metodico, quasi maniacale. La giornata è scandita dagli stessi momenti che nel loro piccolo sono sempre diversi: ricerca dell’albergue per dormire, una buona taverna dove mangiare, una buona Chari a fine tappa per socializzare e infine il meritato riposo. L’orizzonte temporale deve essere concentrato al presente, ai passi da compiere.

“Ogni giorno ha i suoi passi” hanno continuato a ripetermi, ed è vero, anzi verissimo. Per me questo è stato sicuramente un duro scoglio. E’ stato molto complicato lasciarmi andare al non programmato, di norma sono molto organizzata, anche fin troppo, con chiari obiettivi da raggiungere. Solitamente “imprevisti” e “caso” non fanno parte del mio vocabolario. La mia mente non ha finito una cosa che già si è buttata oltre alla prossima avventura impedendomi spesso di godere del momento presente.

In Cammino ho cercato di ammorbidire i miei schemi e di godere di ogni singolo attimo. Mi sono presa tutti i tempi di cui avevo bisogno, compresi quelli per pensare, riflettere… oltre a moltissimo tempo per socializzare, condividere e apprezzare le piccole cose a cui solitamente non badiamo dandole per scontate. Mi sono dovuta concentrare sull’essenziale soprattutto in termini di bagaglio rinunciando ad alcune comodità. Doveva stare tutto in uno zaino e non troppo pesante. Lo zaino lungo il Cammino diventa quasi un appendice di te: ti abbraccia, ti avvolge, diventa un tutt’uno con te. La preparazione dello zaino – credetemi – mi ha causato molto stress e attacchi di nervoso, non ero mai andata via con solo l’essenziale. Povero Fabio, quanto l’ho stressato. Pù cercavo di ridurre l’ingombro facendo rinunce più la bilancia non mi aiutava. Alla fine sono arrivata al minimo sindacale per me che compresa l’acqua stava sugli 8/9 kg ed è andata più che bene.

Ora, dopo un anno, posso dire: il Mio Cammino è stato proprio un gran bel film… una lunga strada da vivere ed assaporare fino in fondo. Ogni pellegrino che lo affronta si disegna il Suo Cammino del tutto personale e per questo unico. Il Cammino mi ha dato tanto ma ha chiesto molto in cambio, sia dal punto di vista fisico che emotivo, sono abituata a lottare e la strada semplice non l’ho mai trovata, ciò nonostante sono riuscita nel mio sogno… arrivare alla meta.

Il Cammino molte volte mi ha giudicata, soppesato e ritenuta mancante. Le emozioni vanno a mille, solo in Cammino ho capito quanto fosse vero, quanto parole e gesti possano ferire. Per questo ringrazio chi mi ha dato una seconda possibilità e mi ha permesso di aprirmi al mondo. Tutte queste cose mi hanno fatto crescere, mi hanno dimostrato che sono forte, che ce la posso fare con le mie gambe e che era ora di uscire dal guscio in cui mi ero rinchiusa per non soffrire più. Se sono riuscita a realizzare il mio sogno devo ovviamente ringraziare chi mi ha sopportato prima della partenza e supportato nella preparazione con i miei mille dubbi e incertezze. Beh ora è il vostro momento un grazie immenso va a Fabio, Sara e Chari, la spagnola pazza e sempre sorridente. Alessandro, Luciano, Enrico c’è posto anche per voi e ovviamente per tutti quelli che ho conosciuto lungo la via. Tutti voi mi avete trasmesso un po’ di voi stessi e spero di avervi donato un po’ di me.

Sarete sempre con me. Durante quest’anno molte volte ho sognato uno zaino rosso come il mio che camminava solitario lungo una via polverosa, come tutti descrivono le mesetas con attorno distese di girasoli, sarà un segnale di richiamo o il mio inconscio che mi spinge a ripartire. Non saprei. Quest’anno abbiamo deciso di prenderci una pausa dal cammino di Santiago e dedicarci ad atri cammini ma questa è un’altra storia ancora tutta da scrivere.

Buen Camino!

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