scritto da Matteo

IL MIO CAMMINO, LA MIA RINASCITA

Cosa mi ha dato il Cammino di Santiago!?!… mi ha fatto “rinascere” da un periodo di profonda crisi iniziato nell’estate del 2012. Dopo sette anni passati insieme alla mia ragazza e una data di Nozze ormai decisa, quella che credevo sarebbe diventata mia moglie un giorno mi ha ucciso lasciandomi da solo con la mia rabbia… una rabbia crudele che a poco a poco ha consumato la mia anima a tal punto da non provare alcuna emozione. Non m’importava più di niente e di nessuno, me compreso, neanche della mia famiglia, tanto che quando mia nonna ebbe un ictus e fu costretta a rimanere immobile a letto per un intero anno la cosa quasi non mi toccava… ma questo non ero io, le ero sempre stato affezionato. Una settimana prima di partire per il Cammino andai a trovare mia zia, volevo un paio di calze di mia nonna da portare con me, fu un gesto istintivo non so spiegarvi perché lo feci. Poi, il 26 Luglio 2014, giorno della mia partenza, lei se ne andò, ma non per me: quello stesso giorno si è messa in Cammino al mio fianco, anche se percorrevamo sentieri  diversi… quelle calze sono diventate “lei” e da quel preciso istante non ero più “io” a fare il Cammino, ma “noi”. Il Cammino ti da una forza inspiegabile, ancora dovevo fare il primo passo che già mi sentivo nuovamente in pace con me stesso. Qualcosa stava cambiando e la risposta poteva essere soltanto una… il mio Cuore aveva ripreso a battere. Lungo il Cammino ho incontrato persone di tutto il mondo e di tutte le religioni, ognuna con le proprie storie, ho sentito racconti commoventi, alcuni divertenti, ognuno portava con se un motivo nello zaino che istintivamente lo aveva spinto a intraprendere quel pellegrinaggio… perché mettiamo in chiaro una cosa, arrivare a piedi a Santiago non è una vacanza: camminare ogni giorno è duro, faticoso, stressante, snervante, ma allo stesso tempo bello, rilassante, affascinate, pieno di novità e di situazioni inattese… sensazioni opposte, contrapposte, l’una è il contrario dell’altra, ma per capire ciò che vi sto scrivendo dovrete fare il primo passo. Ho provato emozioni uniche, irripetibili, come quel giorno che camminavo da solo in un bosco: attraversai un ponte, sotto passava una strada, a metà del ponte sentii una persona che mi urlava, non capivo ne cosa dicesse ne dove fosse. Poi la risentii di nuovo, più vicina, ma erano ore che camminavo senza incontrare nessuno. Finalmente lo vidi, sulla strada sottostante c’era un pellegrino in bici che mi urlava: “Buen Camino Peregrino!”. Ero solo sul quel ponte, vedere quel ciclista che voleva incoraggiarmi mi diede la carica, saltai in aria e gli urlai: “Buen  Camino, Ulterya!”. Subito mi risposte: “Suseya!”. Uno sconosciuta mi aveva appena trasmesso la forza di fare altri 10 km dopo averne appena fatti 30 in uno di quei giorni dove non si ha voglia di camminare, perché ci sono anche giorni che si fa fatica ma si deve camminare lo stesso. Alle porte di Santiago, prima di entrare in piazza, tutti mi dicevano: “vedrai che una volta lì sarai felice, magari piangerai”… ma non ho avuto niente di tutto ciò, forse perché in realtà il mio Cammino non era ancora finito, dopo qualche giorno sarei ripartito per raggiungere il faro di Finisterre, dove avrei bruciato il mio fedele cappello di paglia preso apposta per il Cammino e lasciato alla fine del mio viaggio. Lì avrei salutato anche mia Nonna, bruciando una delle sue calze, mentre l’altra l’avevo lasciata alla Croce di Ferro con dentro il mio sasso… ecco,  qui al Faro ho provato la felicità che tutti raccontavano, ho pianto e non me ne vergogno, anzi ne sono fiero. Ero diverso, o forse ero solamente rinato, me ne sono reso conto quando ho rivisto con i mie vecchi occhi, quelli di un tempo,  amici e familiari. Oggi affronto le giornate senza pensieri, le vivo semplicemente, come piace a me, nel rispetto delle persone… anzi con più rispetto per le persone, chiunque esse siano.
Buen Camino!

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