scritto da Claudia

BUON VIAGGIO HERMANO QUERIDO

“Buon viaggio hermano querido e buon cammino ovunque tu vada

forse un giorno potremo incontrarci di nuovo lungo la strada!!!!” 

(cit. Modena City Ramblers)

Questo ritornello mi ha accompagnato per tutto il Cammino. Del Cammino di Santiago ne avevo sentito parlare spesso, tant'è che era diventato uno dei sogni nel cassetto, ogni tanto faceva capolino per poi ritornare buono buono al proprio posto.

E poi eccolo che spunta verso marzo/aprile quando una mia amica mi dice:  “sai, quest'estate ho un mese di ferie e mi piacerebbe fare il Cammino di Santiago, se non lo faccio ora non so quando mi ricapiterà”. Non vi nego che la guardai un po perplessa, senza darci molto peso, e il discorso fini lì.

A giugno affrontando l’argomento vacanze lei mi disse, di nuovo (… e questa volta era convinta davvero): “io ad agosto faccio il Cammino di Santiago!”

Aveva già trovato voli e treno da Bordeaux a Saint Jean Pied-de-Port… a quel punto, senza pensarci due volte gli dissi: “ok, vengo con te!!!”.

Il mese prima di partire è stato tutto particolare, a tratti anche buffo. La famiglia, gli amici, le persone del paese, tutti mi fermavano dicendomi: “ma sei sicura di partire?… ma sei allenata per fare tutti quei chilometri a piedi?”. Qualcuno ci ha anche detto: “voi due siete fuori di testa….”. Altri invece si sono preoccupati affermando che se ci sentivamo male sarebbero partiti per venire a riprenderci. Altri ancora scommettevano che non ce l'avrei fatta e avrei preso il primo aereo disponibile per tornare a casa. Alcuni volevano regalarmi il kit di medicine e sopravvivenza ma si sono limitati a comprarmi i cerotti per “le galle” (ne ho usato solo uno!).

Arrivata a Saint Jean le emozioni erano contrastanti, voglia di partire e timore allo stesso tempo, soprattutto per i primi 8 km (… tutti in salita) che ci avrebbero portato alla prima tappa a Orisson. Siamo partite con la bellezza di 14 kg di zaino a testa, in quel momento un po' di ripensamenti ci sono stati, ma poi la voglia e la forza di continuare ha avuto la meglio su tutto! Da li in poi sono entrata nella dimensione del pellegrino, una vita è estremamente essenziale, ci si preoccupa di poche cose, le situazioni si affrontano nel momento in cui ci capitano.

Sono partita con Alessandra, ma è capitato anche di partire insieme al mattino e perdersi, per poi ritrovarsi a pranzo o direttamente a fine tappa… perché abbiamo compreso che ognuna doveva compiere il suo Cammino, con il suo ritmo e le sue esigenze. Ho camminato anche sola, o con compagni che sono diventati la mia “seconda famiglia” (a distanza di due anni ci sentiamo quasi tutti i giorni).

Il cammino è davvero un incontro con se stessi, attraverso il corpo, i suoi dolori, le sue richieste. Dobbiamo prestargli attenzione, senza di lui non si va da nessuna parte. Attraverso la mente, perché  a camminare da soli emerge di tutto: ricordi, emozioni, interrogativi, sogni… spesso mi sono trovata a piangere durante delle tappe significative. L'incontro con gli altri, mai come in questa situazione, il confronto con gli altri diventa importante, si condivide tutto, non esiste privacy, i rifugi, gli ostelli per i pellegrini ti offrono una sistemazione dove tutto è condiviso, dalle camerate (anche più di 100 persone in una camerata), bagni, cucina, ogni spazio è di tutti e per tutti.

In Cammino si impara ad essere se stessi, ad ascoltarsi, ad ascoltare gli altri. Ho dovuto comprendere le mie necessità, fare i conti con le mie emozioni, confrontarmi con i miei limiti, raggiungerli e anche superarli.

Il saluto del cammino è “Ultreya” che significa sempre avanti, e il cammino è così, sempre avanti dall'inizio alla fine, tutto è provvisorio, dalla terra sulla quale cammini, alle persone che incontri, dai luoghi che attraversi, a quelli dove ti soffermi per riposare. Si impara a non attaccarsi alle cose, alle situazioni, ai luoghi. Si impara a cogliere l'attimo a viverlo ora… perché poi non tornerà.

Ho camminato in luoghi bellissimi. Ho attraversato paesaggi mozzafiato, in mezzo ad una natura spettacolare. Ho incontrato persone stupende. Ho pianto. Ho riso. Mi sono arrabbiata con me stessa e con chi mi stava accanto. Ho sopportato disagi e ho vissuto momenti meravigliosi, come le tante albe anticipate dalle stelle cadenti, e i tramonti nelle mesetas. Per questo e per tanto altro ringrazio il Cammino, ce l'ha messa tutta per insegnarmi le sue lezioni che un po' ho applicato anche nella mia vita quotidiana.

Non dimenticherò mai questa esperienza, le persone che ho incontrato e i momenti che ho vissuto. E allora, Ultreya e buon cammino di vita a tutti voi!

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