scritto da Lisa

CARO D.

Caro D.,
Prima c'eri, ora non ci sei più. Eppure ci sei ancora, sei nell'aria, sei nelle parole di chi ti ha voluto e ti vuole ancora bene. Sei stato nei miei passi, tanti, quelli per arrivare a Santiago de Compostela. Ti ho portato con me, dall'inizio alla fine. Sei stato nel mio zaino sotto forma di conchiglia, in me sotto forma di ricordo, cuore, polmoni e gambe che si sono mosse su quella leggendaria strada dove milioni di persone attraverso i secoli sono passate, ognuno con la sua storia, i suoi peccati da scontare e i suoi drammi. Il mio dramma era insignificante se comparato a quelli del mondo, ma insieme grande come il mondo stesso. Lungo e difficile come la strada che porta a Santiago, e a se stessi.
Caro D., prima di iniziare il cammino ci sono stati alcuni momenti in cui ho pensato che non avrei sorriso mai più. Ci sono stati momenti in cui ho pensato che non avrei sentito più nulla, o che avrei sentito troppo, troppo per poterlo sopportare. E così sono voluta fuggire, andare più veloce di quel dolore che mi attanagliava le ossa. È per questo che ho iniziato a camminare. Ho semplicemente messo lo zaino addosso e sono partita da sola. Passo dopo passo, umilmente, persa nei miei pensieri ma con curiosa attenzione verso ciò che vedevo intorno. Ero piccola e perduta. Non ero più nulla. Ho imparato a camminare, ho imparato ad avere coraggio e a non fermarmi, ho pianto la mattina presto, con la mia lunga ombra sempre davanti a me, e la sera prima di dormire, cullata dal russare dei miei tanti compagni di stanza. Ho pianto di tristezza e di gioia. E alla fine ho sorriso, perché finalmente potevo di nuovo sentire che me lo stavi chiedendo, perché tu amavi tanto il mio sorriso e io avevo di nuovo voglia di darlo a te, ma anche a tutto ciò che man mano incontravo sul mio cammino, alle persone, agli alberi, alle acque, ai sassi.
Caro D., non è stato affatto semplice, ma quando sono inciampata mi sono rialzata, quando sono stata stanca mi sono fermata, quando ho sbagliato strada sono tornata sui miei passi, quando ho sentito dolore ho sopportato con  pazienza, quando ho avuto bisogno ho chiesto aiuto. Non ho preteso nulla e ho ricevuto tanto. Ho dato tanto senza nemmeno accorgermene. Mi sono sentita madre e figlia, amante e amica, lontana e vicina a tutti i miei cari. Mi sono sentita di nuovo me stessa. Mi sono sentita di nuovo viva.
Caro D., la tua inaspettata partenza mi ha lasciato dentro un vuoto tale che si era presa anche molto di me. Ero fuori di me e non sapevo quello che stavo facendo quando ho iniziato a camminare, ma passo dopo passo tutto è diventato chiaro e ho capito che partire è stata la scelta più giusta che abbia mai fatto, perché camminando ho ritrovato il valore della vita, perché solo chi ha passato l'inverno può dare davvero valore alla primavera.
Caro D., la più bella sorpresa alla fine del cammino è stata ritrovare te, per sempre, dentro e tutto intorno a me, sempre lo stesso ma nuovo, e allo stesso tempo me stessa, sempre la stessa ma nuova, come un filo d'erba, tanto sottile ma insieme verde e forte, resistente al sole e alla pioggia che è scesa addosso durante il cammino. Ed è solo grazie a tutti quei passi che mi trovo qui dove sono ora, a scriverti caro D.

Condividi:

leggi le storie di #serendipity

prosegui il Cammino

Torna al Catalogo

Condividiamo i Passi

raccontaci la tua Storia

Scrivici
[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]