scritto da #iomincammino

BACKPAKERS SI NASCE PELLEGRINI SI DIVENTA

Finalmente siamo partiti! Ancora non eravamo saliti sull’aereo per Lourdes che già avevamo annusato varie “specie” di pellegrini, dalla coppia guida-munita a quello last minute, poi c’era l’alpino con tanto di stendardo a seguito, la donzella dagli occhi dolci in solitaria, e lui: il veterano pluridecorato (ben 9 volte su Cammini diversi!) la cui esperienza gli si leggeva nello zainetto da scampagnata domenicale, pantaloncino corto con mutanda integrata, maglietta tecnica, e lo sguardo di chi la sa lunga… era lui l’uomo da seguire fin dal check-in! Scambiate giusto due parole la battuta felice che ha creato sintonia è stata: “non mi sento un pellegrino, sono più un backpackers”. Una volta atterrati l’innato spirito comunitario tra pellegrini ha dato subito i suoi frutti e contrattato il passaggio in taxi (35 euro a persona) arrivare a SJPDP è stato decisamente indolore, giusto due passi (uno per scendere dal taxi e l’altro per entrare nell’ostello) e avevamo già le gambe attorno a un tavolo…. ma poche calorie sulla coscienza, diciamo che ci siamo presi un anticipo! Non ce ne vogliano i compagni patrioti (… di volo e taxi) ma la scelta per passare la notte ci ha subito diviso, con noi: olandesi, canadesi, catalani, francesi, svedesi, e un solo italiano (… che poi sono diventati due quando eravamo già tutti in branda), insomma un allegro meltingpot pronto a socializzare sotto la guida dell’ospitalero di turno, che dal bicchierino di vino come aperitivo è passato al gioco della casa: un fantomatico passaggio di una pelota immaginaria lanciata con il solo sguardo per estrapolare al dirimpettaio nome, nazionalità e motivazione del Cammino (… così, a freddo! Ma in modo simpatico), una situazione alquanto strana, a mezza via tra un prezioso momento conviviale di quelli persi nella notte dei tempi e una seduta di analisi collettiva tra alcolisti anonimi… impossibile disertare! Questo è stato il primo impatto inusuale di un viaggio insolito. Poi tutti a cena: menù del pellegrino! Il bello di queste tavolate è che magicamente ognuno parla la sua lingua e vuole raccontarti la tua storia… e il bello è che non sai come ma li capisci, e all’improvviso il Mondo si fa più piccolo! Il dopocena è breve, alle 22:00 tutti a letto, la sveglia è fissata per le 6:00. Così mi adeguo e provo a prendere sonno, ma invece di contare le pecore inizio a contare le apnee del vicino (… nazionalità non pervenuta) che russava con educazione. Domani #iomincammino anche se ancora non mi sento “pellegrino”, devo metabolizzare cosa accadrà dopo quel primo passo verso Ovest… sicuramente una cosa ce l’ho già: il suo odore!

Buen Camino!

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